Le Interviste S.E.U. del Mese – Giugno 2017 – Parte 1

Intervista agli autori S.E.U. – Giugno pt. 1
(06/06/2017)

Intervista agli autori

Daniel Di Benedetto (Waiting)

Francesco Salvini (Crisis)

e

Tina Caramanico (Oltre l’incerto limite)

D:
Ragazzi iniziamo con la solita domanda di rito: di che cosa parlano i libri presentati questa sera? Quali tematiche affrontate? 🙂
– Monica Schianchi

R:
Daniel WAITING parte da una certezza, che è quella presente sulla copertina.
Tutti quanti siamo in attesa di qualcosa o di qualcuno.
Nella vita ognuno di noi aspetta. E mi sono divertito a immaginare varie persone avvicendarsi, incontrarsi, magari mancarsi o sfiorarsi appena, su una panchina in un parco. Ognuno di loro racconta una storia, la sua, in qualche modo si scoprirà concatenata a quella precedente, con un filo conduttore, che dà inizio e fine al libro. Il personaggio di una bambina che attende il ritorno del suo papà.

FrancescoAllora, il libro nasce subito dopo la “sistemazione” di “Canto Rotto” (altro mio libro). Dopo diversi mesi di lavoro, mi sono chiesto: e adesso? Questo è un tentativo fulmineo di risposta (è stato scritto in circa 6 mesi). Un tentativo di reazione al vuoto. Sebbene “Crisis” sia scritto in inglese, trova le sue radici in κρίσις, che sostanzialmente vuol dire separazione, ma anche “discernere”, “giudizio” o “risoluzione”. In questo consiste la raccolta: un viaggio fisico e mentale di distruzione e scoperta.

TinaSi tratta di una raccolta di racconti (uscita ormai parecchio tempo fa) che hanno in comune il tema del “limite”, inteso come “confine” che ci definisce e nello stesso tempo ci può stare stretto, in determinate circostanze. Tutti i personaggi di questi racconti si trovano, per scelta o per caso, a oltrepassare i loro limiti (fisici, culturali, sentimentali), con tutti i rischi e con tutte le opportunità che questo comporta.

*°*

D:
Domanda per tutti e tre: cosa vi ha spinto a scrivere?
– Marika Bernard

R:
Daniel Ciao Marika!
Essenzialmente il desiderio di raccontare delle storie. Parti dal presupposto che sono timido e parlo poco, specie di me stesso (so che qualcuno non ci crede, conoscendomi… ma è la realtà).
Scrivere mi aiuta a tirare fuori parti di me che altrimenti rimarrebbero sullo sfondo, nascoste. Al buio.

FrancescoIo la faccio “facile” e ti rispondo con una poesia del libro. C’è tutta una sezione che riflette sul ruolo della poesia, sulla sua natura e sulla necessità di scriverla. Diciamo che per me è una folgorazione corroborata, diciamo così, da un pensiero che mi frulla insistentemente in testa.
A prescindere scrivo per farmi leggere, per il bisogno di comunicare un qualcosa di ulteriore e più profondo di me e del mondo. Una risposta più salta, lo ammetto, ancora non l’ho trovata.

LA CADUTA

C’è una crepa dentro al ricordo,
uno sguardo balordo
che solo il cielo può gettare
nel vento dopo un momento di sole
– e la pioggia precipita impunita
su questa vita ambrata,
sopra una ruga di memoria,
la stimma di un’altra giornata.

Il precipizio è a due passi di attesa,
la foglia affondata, la corda
tesa sul vuoto
pronta a riportarti dentro l’ignoto.
Questa strada satura di serpenti
– la chiamano poesia –
sibila solo sintagmi silenti
ma un domani sarà acqua

che cade sulla via.

TinaA scrivere in generale mi spinge il bisogno di comunicare quello che c’è di più difficile da comunicare: le paure e i sogni degli esseri umani, i dubbi e i tentativi di trovare un senso a quello che viviamo. A scrivere questo libro in particolare invece mi ha spinto evidentemente un bisogno mio di trattare questo tema: i racconti non erano nati per stare insieme in una raccolta, ma poi mi sono accorta che, in modo vario, trattavano tutti dello stesso tema. Così ho deciso di pubblicarli insieme.

*°*

D:
Daniel questo è il tuo secondo romanzo dopo Per non perderti, giusto, come è stato ritornare a questo genere dopo i racconti? 🙂
Monica Schianchi

R:
Daniel È stato un volermi rimettere alla prova.
Per non perderti credevo fosse qualcosa di irraggiungibile, sentendomi io più “stitico” di molti altri autori nello scrivere e nel dare aria alle storie. Per me tutto ha un inizio, uno svolgimento e una fine in breve tempo.
Poi, è arrivata questa idea… e ho riprovato a mettermi in gioco. Soddisfacendo me stesso in prima istanza, molto più di quanto successe con Per non perderti.

*°*

D:
Tina, il filo conduttore dei tuoi racconti è il confine, tema molto attuale (quello scelto al salone, tra l’altro) i tuoi personaggi come riescono a superare il proprio confine personale? 🙂
– Monica Schianchi

R:
Tina Quasi tutti ci riescono con molta fatica e superando molte paure, consapevoli che poi saranno diversi da quello che sono. Ognuno è spinto e motivato a questo passo rischioso da circostanze particolari: l’amore o il disamore, la curiosità, a volte il caso.

*°*

D:
Francesco adesso sono curiosa, ci puoi spiegare la poesia incipit di Crisis, Acquazzone? 🙂

ACQUAZZONE

Un libro è un capriccio d’ottobre,
giusto il tempo di piovere
per ritrovare un contrappunto d’ore;
su una strada deserta,
su un foglio né odio né dolore,

solo la danza esausta di acqua sporca
e inchiostro – fa ancora scalpore
questo sentiero che sfugge al destino;
ma oltre la noia puoi sentire
l’arte, e freme quando affronta il mattino.

…forse c’è vita dentro queste carte;
forse nella crisi fa capolino.

Monica Schianchi

R:
Francesco Come buona parte delle mie poesie incipitarie, Acquazzone vuole introdurre il lettore al mondo di Crisis. E’ un testo che riflette anche sulla sua natura (facendo parte del libro). C’è chi dice che non si dovrebbero spiegare le poesie, tuttavia potrei fare una specie di eccezione dandovi qualche piccola dritta. Per prima cosa, ho iniziato a scrivere il libro tra settembre ed ottobre, all’improvviso; poi posso dirvi che c’è un collegamento con la poesia “La Caduta” (si parla alla fine di acqua in entrambi i casi); per concludere, torna il tema della noia e della vacuità, ma viene anche tratteggiato un sentiero di fuga.

*°*

D:
Daniel al Salone del libro Waiting è andato sold out 🙂 chissà che soddisfazione 🙂 come sta andando con le recensioni e in generale il riscontro dal pubblico? 🙂
– Monica Schianchi

R:
Daniel Sono io per primo sorpreso ed emozionato di questo riscontro.
No, non me lo aspettavo, ma sarei ipocrita a dire che non ci sperassi… ci tengo molto, anche perché dentro c’è per la prima volta molto “Daniel persona”… con dubbi, paure e ricordi che prima d’ora non sono riuscito a tirare fuori.
Le recensioni e le persone che lo stanno leggendo in genere mi cazziano… dicendo che li faccio piangere…
Se le mie parole riescono a dare un’emozione, qualunque essa sia, allora il lavoro è stato fatto con tutti i crismi.

*°*

D:
Francesco, domanda un po’ strana, come si scrive una poesia? Nel senso: qual è il processo creativo che ti attraversa, come decidi le parole da mettere su carta? Come senti il ritmo?
Monica Schianchi

R:
Francesco Beh non parlo di caduta a caso. Ognuno porta avanti i suoi metodi, tuttavia un elemento comune è la vertigine, la sensazione di un precipizio che è anche, in senso lato, un’immersione. Quando scrivo una poesia difficilmente decido prima il metro, il ritmo, la rima: andando avanti la scopro. Ciò accade anche perché, mentre lavoro, mi rendo conto di determinati elementi (la musicalità per esempio, o uno schema che si profila) e faccio in modo di pilotare il flusso (questo soprattutto avviene da “Crisis” in poi). La caduta, questa ispirazione è anche causata dall’esperienza: dalla lettura di libri (per tutta una serie di elementi stilistici o retorici) o dalle cose che capitano. Si può dire: l’acqua cadendo in una cascata si trascina dietro altra acqua, ma anche pietre, sabbia (e talvolta qualche malcapitato).

*°*

D:
Tina quali credi che siano i confini che ognuno di noi dovrebbe superare oggi? 🙂
– Monica Schianchi

R:
Tina Mi colpisce il fatto che, anche se oggi è molto più facile comunicare con persone anche lontane e diverse tra noi, ed è molto semplice informarsi e conoscere gli altri, in realtà siamo ancora pieni di paure e di pregiudizi su chi è diverso da noi, per cultura o per aspetto fisico. Secondo me questo è il primo limite che dovremmo superare, tutti.
Nei racconti di “Oltre l’incerto limite” di personaggi che lottano contro il pregiudizio ce ne sono parecchi: la ragazza obesa di “Io no”, il ragazzino indiano vittima di un razzismo strisciante di “Sconfini”, la presunta strega che in realtà è solo una ragazza bella e sensuale e fa paura per questo in “Maria era una strega”.

*°*

D:
Daniel, la pazienza è attendere che l’inevitabile accada. Cosa ne pensi? Chiaramente, sarei felice di sapere cosa ne pensano anche i tuoi colleghi di intervista.
Daisy Franchetto

R:
Daniel Cara la mia splendida dottoressa Daisy… felice di ritrovarti!
La pazienza è sapere che l’attesa può portare all’inevitabile e nonostante questo, non arrendersi all’ineluttabile ma provare a vivere, sempre e con tutte le forze possibili… senza rimpianti, mai.

Francesco Io sono tutto fuorché paziente. Posso dire che l’inevitabile lo vivo sulla mia pelle: vivo scrivendo e vivendo scrivo. La scommessa di Crisis sta proprio nel rompere questo schema: parla di un periodo in cui sì, parlo di vita, ma guardandola praticamente da fuori, da dietro un vetro; per questo nella prefazione hanno parlato di Camus (uno dei miei autori preferiti, scoperto paradossalmente dopo la realizzazione del libro). Si tratta di una rottura apparente, lo so bene: anche l’osservazione esterna, la mancata partecipazione, è un’esperienza di vita.

Tina In effetti io non sono affatto paziente: tendo a rifiutare l’inevitabilità delle cose, mi oppongo, lotto (di solito sbagliando e facendo una gran fatica non sempre utile allo scopo 😀 )

*°*

D:
Una domanda per tutti e tre, le vostre copertine hanno in comune un elemento paesaggistico 🙂 che cosa rappresentano e chi le ha realizzate?
– Jessica Maccario

R:
Daniel La copertina è stata una vera e propria lotta! Ahahahah… davvero, non ero assolutamente convinto della scelta della copertina (creata da Livia De Simone insieme a Francesca Pace). Ma Francesca è stata molto più lungimirante di me e “con le buone” mi ha fatto convincere di quanto fosse potente ed evocativa… al Salone del Libro ho assistito a decine di persone che si fermavano allo stand, davanti al banner, a fare la fotografia all’immagine di copertina…

Francesco I testimoni di Geova XD scherzo, la mia casa editrice. Non mi fa impazzire, lo ammetto, tuttavia hanno colto un elemento che ho suggerito: la crepa (si torna all’idea di rottura).

Tina La mia è stata realizzata dalla casa editrice che ha pubblicato la raccolta (Runa). È semplice, ma rappresenta bene questo “limite” a volte poco definito che però noi sentiamo fortemente, e che abbiamo paura a oltrepassare.

*°*

D:
Daniel, che cos’è per te “l’attesa”?
Melissa Pratelli

R:
Daniel Ciaoooooo!!!
Una domandina semplice eh…
L’attesa a me fa semplicemente paura.
Tanta.
Perché spesso la vivo male, dico sempre “non faccio in tempo, non sono in grado, mi ammalerò nel frattempo” e mille altre cazzate…
Ecco, la convinzione di non essere in grado di far qualcosa mi fa vivere male l’attesa.
Che di per sé può essere anche attesa di qualcosa di bello, meraviglioso, eccitante…
Ma conosci la mia testa marcia e come ragiona… il bicchiere non è mai mezzo pieno…

*°*

D:
Buonasera a tutti! 🙂 due domande per voi: qual è il libro a cui siete più affezionati? C’è una poesia o storia che racconta anche qualcosa della vostra vita o tendete a non mettere elementi personali?
Jessica Maccario

R:
Daniel Ciao Jessica!
Io uccido, del grande Faletti, è quello che rileggerei di continuo.
In Waiting c’è specialmente un capitolo, una storia, non dirò quale, che non ha nulla di inventato, nemmeno una virgola. È qualcosa che ho vissuto davvero e che non ero mai riuscito a raccontare in maniera oggettiva, prima.

Francesco allora allora allora, io parto dalla seconda (solo perché non ho un libro unico). La mia poesia non riesce a non essere autobiografica o almeno, fa molta fatica. Di solito parto proprio da un fatto, da un’esperienza reale, il “Tac” dell’accendino che fa partire la scintilla. Mentre in “Crisis” gli elementi personali sono più nascosti, andando avanti la situazione, diciamo, degenera, ma questa è un’altra storia. Comunque la mia aspirazione non è parlare di me, o almeno, non solo di me… è un pretesto per scrivere la prima parola.
Se dovessi scegliere un libro (io invece ne scelgo tre ma italiani e morti) direi “Il franco cacciatore” di Giorgio Caproni, “Tutte le poesie” di Sandro Penna oppure “Le occasioni” di Eugenio Montale.

Tina Alla prima domanda rispondo con un “classicone” che ho letto da ragazzina e che mi ha molto emozionato (tanto che adesso lo sto rileggendo credo per la terza o quarta volta 😉 ): “Cime tempestose” di E. Bronte.
Alla seconda domanda rispondo che sì, inevitabilmente metto qualcosa di me in quello che scrivo, pur se rielaborato e magari “nascosto” ai miei stessi occhi. Parecchie volte mi capita di scrivere di storie e personaggi che mi paiono decisamente lontani da me e dalle mie esperienze e poi, quando rileggo quello che ho scritto, magari a distanza di tempo, mi accorgo che in quella circostanza, in quel personaggio, stavo parlando proprio di me, di una mia esperienza, di una mia paura o di un mio desiderio. Insomma, la scrittura mi fa un po’ da psicoanalista 😀

*°*

D:
Daniel quanto c’è di te in Waiting?
Giacomo Ferraiuolo

R:
Daniel Grande Jack! Ciao!!!
Di me in Waiting c’è tanto, molto più di quanto non sia mai riuscito a dire e scrivere in altri progetti. Questa volta è stato un po’ “lavorare sui miei mostri, dentro”… trovando la via e le parole giuste per mostrarmi senza filtri…

*°*

D:
Francesco al momento verso quale delle tue raccolte di poesie ti senti più legato? 🙂
– Monica Schianchi

R:
Francesco Ahia! Ogni volta mi faccio terra bruciata. Pubblico e dopo qualche anno odio quello che ho fatto uscire. Fa parte del mio processo di sperimentazione e crescita: distruggo per creare qualcos’altro. Posso dire questo: negli ultimi tre libri (in particolare “Crisis” e “Talismano”) vedo una quantità incredibile di collegamenti con il mio lavoro attuale. Potrei dire di aver iniziato a plasmare la mia voce proprio con quei libri. Non per questo smetterò di alzarmi la mattina con la voglia di reinventarmi; io cambio, se non cambiasse la mia poesia sarebbe imitazione del me precedente o comunque qualcosa di poco autentico.

*°*

D:
Tina qual è invece il confine che tu senti di dover superare, se c’è? 🙂
– Monica Schianchi

R:
Tina Be’ io sto sempre un po’ al di là del limite consentito, sennò mi annoio 😀 Diciamo che sono una persona poco prevedibile e probabilmente difficile da sopportare.

*°*

D:
Domanda per tutti e tre, adesso state lavorando a qualcosa? 🙂
Monica Schianchi

R:
Daniel Adesso sono in fase down… quando finisco un progetto ho sempre bisogno di ricaricare per bene la spina.
Però un plot nuovo c’è, già “approvato” dalle persone di cui più mi fido, conto di riprendere a scrivere a pieno regime entro l’estate.
E poi c’è sempre un progetto a quattro mani iniziato da qualche tempo con
Manuela Siciliani... e anche quello è qualcosa a cui tengo particolarmente (ci teniamo entrambi in realtà)

Francesco io… beh… le mani in tre (quasi quattro) raccolte diverse… alla fine ci sto lavorando da due anni… dopo aver pubblicato tre libri uno dietro l’altro sono stato fermo qualche mese, ogni tanto mi capita anche adesso ( ho bisogno di questi momenti per accumulare energia potenziale). Anzi negli ultimi mesi ho decisamente rallentato! Tuttavia ho cambiato alcune elementi della mia scrittura, quindi quando mi ci metto posso trovarmi a elaborare sette poesie diverse per raccolte diverse. In particolare per una starei cercando un editore… incrociamo le dita.

Tina Io ho da poco finito di rivedere il mio primo romanzo, “Un cattivo esempio”, che ha avuto la fortuna di vincere un premio (“Sei romanzi in cerca d’autore”, organizzato da Kobo e Mondadori), che uscirà tra poco per Kobo Editore e mi darà l’ebbrezza (finora mai provata) di stare anche fisicamente nelle librerie. Poi, una volta uscito e promosso un po’ questo libro, non vedo l’ora di rimettermi a scrivere il secondo romanzo, già iniziato e progettato, ma un po’ trascurato negli ultimi tempi.

*°*

D:
Daniel, esiste davvero la famosa panchina? (oh stasera sono profonda)
Melissa Pratelli

R:
Daniel Sì… esiste… È qui…
Giardini comunali di Cumiana (provincia di Torino)… ci ho passato oltre vent’anni su quelle panchine e ho visto tantissime vite passare e raccontarsi…

*°*

Conclusione

Ragazzi la nostra ora insieme è finita 🙂 ringrazio tanto Tina, Francesco e Daniel per averci tenuto compagnia 🙂 e tutti coloro che sono intervenuti per fare domande 🙂
Buonanotte, alla prossima! 🙂

– Monica Schianchi

Grazie a tutti voi che siete intervenuti! Vi aspetto, se siete interessati, su Amazon o sul sito Dark Zone per leggere le storie della “mia” panchina…
Ah…da domani sarà disponibile in ordinazione presso tutte le librerie.
(Scusate lo spottone… io vi aspetto…)
Daniel Di Benedetto

Grazie mille a voi 🙂 per domande o altro chiedete pure!
Francesco Salvini

Grazie e buona notte!
– Tina Caramanico

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